24 settembre 2018

In un mondo in cui ci sono sempre meno spazi in cui poter giocare all’aperto e in cui il precoce utilizzo di strumenti tecnologici assorbe la maggior parte del tempo libero, è fondamentale che i bambini svolgano attività fisica almeno 2-3 volte la settimana.

“Lo sport è un fattore di inserimento, partecipazione alla vita sociale, tolleranza, accettazione delle differenze e rispetto delle regole.”
Carta Europea dei diritti fondamentali dei cittadini dell’Unione Europea

Durante il bilancio di salute che i miei pazienti effettuano fra il quinto e il sesto anno di vita, mi informo sempre sulla qualità dell’attività fisica quotidiana svolta dai bambini e invito i genitori a pensare a uno sport da far svolgere con regolarità.

Praticare con regolarità un’attività sportiva favorisce una crescita armoniosa del corpo, insieme allo sviluppo della mente e del carattere.

Impegnarsi, pensare, decidere, vincere e perdere, rispettando le regole mentre si gioca, permette di sviluppare capacità che risultano importanti non solo nello sport, ma anche nella scuola, nella vita di relazione e in tante altre situazioni che si presenteranno in futuro.

In un mondo tanto competitivo, formare bambini indipendenti nel pensare e nel decidere, impegnati nel cercare il successo e in grado di sopportare e di reagire agli insuccessi, rappresenta un obiettivo prioritario dal punto di vista educativo e formativo.

Nei primi anni di vita è bene prediligere attività ludico-motorie come il nuoto, la ginnastica, la danza e la preatletica, che stimolano il rafforzamento e lo sviluppo globale dell’organismo.

Il momento giusto per avvicinare un bambino all’attività sportiva dipende dalle sue caratteristiche, sia fisiche (altezza, peso, struttura muscolare), che fisiologiche (capacità di forza, capacità di resistenza, abilità motorie). Comunemente questo avviene intorno ai 5-6 annidi vita.

Tra i 5 e gli 11 anni, le capacità di coordinazione motoria (equilibrio, ritmo, orientamento, agilità) presentano il massimo potenziale di sviluppo. In seguito, diventano un patrimonio ormai acquisito e solo relativamente migliorabile negli anni successivi.

Come scegliere lo sport più adatto al proprio figlio:

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Al momento della scelta è importante tener conto di quali siano le attitudini del proprio bimbo, indirizzandolo a praticare uno sport che soprattutto lo diverta. Non importa se di squadra o individuale, l’importante è evitare di condizionare la sua scelta e mettere da parte le preferenze e le aspettative dei genitori.Fare sport è un’opportunità che dovete offrire ai vostri bambini per crescere, divertirsi e di fare esperienze fuori casa, in un ambiente protetto che propone sani valori, un momento di gioco e divertimento.

Anche la conoscenza delle differenze tra le varie discipline sportive è un elemento importante per la scelta dello sport più adatto al proprio figlio.

È necessario tenere conto di due fattori:

 

  • le caratteristiche specifiche dei vari sport, sia per quanto riguarda l’impegno fisico richiesto che gli aspetti psicologici coinvolti;
  • le caratteristiche individuali di ciascun bambino che nessuno può conoscere meglio dei genitori stessi

 

Rispetto al tipo di impegno fisico richiesto è possibile identificare 4 gruppi:

 

  • Sport di resistenza, da breve a lunga durata (corsa, marcia, nuoto, pattinaggio, ciclismo, sci di fondo, canottaggio) la cui caratteristica è la ripetizione del movimento;
  • Sport alternati (calcio, rugby, pallacanestro, pallavolo, tennis) nel quale si alternano fasi di gioco e pause di recupero;
  • Sport di destrezza (sci alpino, ginnastica artistica, tuffi, scherma, arti marziali) che prevede elevate abilità di coordinazione motoria;
  • Sport di potenza (lancio del peso, corsa dei 100 metri, sollevamento pesi) nel quale sono predominanti l’intervento della forza e della potenza muscolare.

 

Per quanto riguardagli aspetti psicologici coinvolti nella loro pratica,gli sport possono essere suddivisi in 4 categorie:

 

  • Sport individuali senza contatto (nuoto, corsa, tennis, ginnastica, sci, canottaggio, ciclismo) che richiedono una notevole capacità mentale di sostenere la fatica;
  • Sport individuali di contatto (scherma, arti marziali) che esigono una forte capacità di concentrazione;
  • Sport di squadra di contatto (calcio, pallacanestro, rugby) che sviluppano l’attitudine a collaborare e a condurre vita di gruppo;
  • Sport di squadra senza contatto (pallavolo), dove si sviluppano le attitudini precedenti senza contatto fisico tra i giocatori.