La Terra ruota intorno al Sole, lo sanno tutti. Ma in pochi sanno che i pianeti possono compiere solo due movimenti: uno in avanti e l’altro su se stessi. Ecco, questo potrebbe essere un buon esempio per trasmettere un’immagine ideale del rapporto che potremmo raggiungere con i nostri figli. Mi spiego meglio: la Terra e la Luna si inseguono giorno e notte, però ciascuno dei due resta indipendente dall’altro. Hanno un legame potentissimo, ma sono comunque autonome. Immedesimiamoci ora nella Terra, e immaginiamo che nostro figlio sia la Luna: occupiamo entrambi una piccola parte dello stesso universo e, come i pianeti, dovremmo imparare a proseguire per la nostra strada in modo autonomo, ma rimanendo comunque insieme. Fianco a fianco.

Anche io sono genitore, e ricordo benissimo quel distacco dopo la nascita, quando entrambi ci siamo ritrovati di colpo su un altro pianeta dove, dato che i nostri "vecchi" codici comunicativi

non sembravano più così efficaci, ci siamo ritrovati a inventarne di nuovi per riconoscerci. Ma come si saranno sentiti i nostri piccoli alieni? Improvvisamente, avranno smesso di sentire attraverso il corpo della mamma, lo stesso che per settimane gli aveva assicurato tutta la serenità necessaria. Però, pur essendo stata una separazione naturale che aveva coinvolto entrambi, anche per le mamme non è stato facile abbandonare lo stato magico che avevano creato. È stato un impegno reciproco, in cui il bambino è passato da una sensazione di perfetto equilibrio a una contesa perenne tra il bisogno e la soddisfazione dello stesso.

Pensate solo che per un bambino ci vogliono circa 9mesi per capire di essere stato separato dalla propria mamma. È all’età di un anno che infatti iniziano a sentirsi autonomi, a conoscere nuove forme di vita e, soprattutto, a spostarsi nello spazio e a conoscere l’indipendenza. E magari anche a pensare “Oggi tocco, conosco! Conquisto lo spazio!”. Perché poi, è intorno ai due anni che, consapevoli di avere finalmente ottenuto un certo potere decisionale,iniziano a dire,e urlare,la propria opinione. E preparatevi, perché a quest’età i mezzi termini non sono contemplati. Ma cercate anche di sostenerli da lontano. Intendo dire, controllateli, ma solo con un occhio vigile: dategli l’opportunità di cadere e rialzarsi,di piangere, di sperimentare anche il male.

Fateci caso. Quante volte, dopo averli lasciati soli a giocare in cameretta, li avete ritrovati in lacrime? I bambini hanno bisogno di essere guardati per crescere, perché non sono ancora pronti a considerarsi del tutto indipendenti. Forse, inizieranno a provare questa sensazione il primo giorno di scuola, nido o materna che sia. Quando per la prima volta, cominceranno a conoscere qualcosa di diverso dalla propria famiglia, a crearsi uno spazio che gli appartiene un po’ di più.

A costruire delle storie che riguardano solo loro, ma che potremmo imparare ad ascoltare.