Sono una brava mamma?

1 gennaio 1970

Mi fa pensare: perché le donne devono sempre chiedersi se sono… abbastanza?
Se sono abbastanza carine, se sono abbastanza intelligenti, se sono abbastanza brave. Come se ci fosse sempre un esame da sostenere, una verifica da fare, un ostacolo da superare. O un patentino da prendere.
Quando si diventa mamme, ancora di più. Avere la responsabilità della vita e dell’educazione di un’altra persona, ci rende particolarmente fragili. A volte onnipotenti. A volte competenti, o incompetenti. Comunque umane.

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Ma essere una ‘brava mamma’ cosa significa davvero? Nutrire, accudire, vestire, cullare, coccolare, amare un figlio. Educarlo, insegnargli le buone maniere, aiutarlo a distinguere il bene dal male, offrirgli stabilità, essere presente senza essere invadente, aiutarlo a trovare se stesso anche in modo che si contrapponga a noi.
Parole un po’ vaghe, comunque. Siccome ognuno di noi è diverso, sulla Terra, come può esserci un’educazione universale? Come può esserci una ‘brava mamma’ universale?
Ciò che a me sembra giusto, potrebbe non esserlo per una mamma di Hong Kong. Ciò che mi sembra necessario, potrebbe essere superfluo per una mamma di Nairobi.

Mi domando se a volte non basti semplicemente farsi delle domande differenti, basate non su giudizi di valore, ma sulla nostra umanità: Sono una brava persona?
Una persona che ha a cuore gli altri, ma anche se stessa. Una madre che cerca di agire per il bene. Una donna che sa amare, che non ha paura di chiedere scusa se si accorge di aver commesso un errore, una donna generosa e volenterosa, appassionata, piena di buone speranze e voglia di fare, ricca di ciò che riceve dagli altri e sa donare agli altri. Una persona umana: niente più che una persona umanamente fallibile, ma con un cuore grande da usare come risorsa a cui attingere nei momenti di difficoltà.

Domande importanti che dovremmo porci ogni santissimo giorno che siamo vive: Sono felice?
Perché essere genitori non è solo accudire, nutrire e vestire, ma offrire ai figli un benessere interiore. Regalare loro un intenso bagaglio di felicità. Il miglior patrimonio possibile: un’ infanzia felice.
Un infanzia che mostri loro un futuro di speranza e ottimismo, di pace e integrità, di accoglienza e di gratitudine.

Mi sento una ‘brava mamma’ se sono una persona in cerca della felicità.
La felicità della vita, la felicità di esserci, la capacità di fare tesoro delle sofferenze e cambiare il mio destino, facendo in modo che la felicità sia un virus con cui contagiare anche chi mi sta intorno.
Mi sento una ‘brava persona’ se condivido la felicità, me ne riempio le mani e la bocca, ne scrivo e ne parlo, la offro senza paura di perderla, la divido.
La felicità che non sta nelle cose che abbiamo o che sappiamo fare, ma nella bellezza del mondo, nella vita, nei giorni di Primavera, nelle domeniche mattina, nei passi sulla spiaggia, nelle briciole di pane mangiate dai pettirossi.
La felicità dei giorni semplici, della quotidianità, dei momenti di serenità. La felicità dei ricordi, di tutte le paure che abbiamo esorcizzato, degli errori che abbiamo perdonato e che siamo state in grado di farci perdonare.

Così, io penso ad una mamma sufficientemente ‘brava’.
A quella donna che non ha timore di piangere di fronte alla sofferenza, ma non ha neppure timore di ridere di fronte alla meraviglia del mondo.